Oscar Wilde scriveva alla fine dell’ottocento che “l’artista è il creatore di cose belle” e che “l’arte tutta, è perfettamente inutile”.

Il novecento ha sconfessato il grande scrittore, l’arte ha preso nuove direzioni ed ha indagato la psiche ed i significati più profondi dell’uomo. Ha abbandonato definitivamente l’ornamento, per la ricerca di nuove dimensioni, ed ha raggiunto la massima espressione economica, infatti alcune opere, di arte moderna, vengono battute alle aste a cifre da capogiro, non paragonabili a qualsiasi altro oggetto.

Un dato è sicuro dopo il secolo XX la pittura non è più (solo o per niente) ornamento, tutto il resto è incerto; con la crisi dell’informale e la ripresa delle nuovi correnti figurative il dibattito italiano tra realisti e astratti riemerge in maniera radicale.

Un punto di incontro delle due tendenze artistiche è stato tentato dal movimento della transavanguardia, tendenza neoespressionista italiana che si riallaccia ad altri movimenti europei ed americani della fine degli anni settanta.

Oggi, quindi, l’opera di un artista è differente da quella di un bravo pittore. Il bel quadro non è creatività, ma abilità artigiana. Solo abilità non è arte. Fare arte è una delle più raffinate manifestazioni dell’intelligenza dell’uomo, impossibile stabilirne i limiti, il perché e la necessità. L’arte è la scoperta di un nuovo spazio (vedi Fontana, Burri, Manzoni, Rotella, Bonalumi).

Giampiero Malgioglio affronta sapientemente con le sue straordinarie opere nuovi orizzonti di ricerca. Ripercorre ed affina la lezione del movimento informale italiano, ma va oltre inserendo una nuova figurazione che giunge, a volte, al limite dell’astrazione. Raggiunge con le sue figurazioni astratte una notevole robustezza compositiva. Infatti il bravo astrattista è anche e soprattutto un bravo figurativo, e viceversa (Picasso insegna). Del resto se la pop art ha costituito una netta rivincita dell’elemento figurativo su quello astratto, l’elemento astratto non scomparirà dall’arte, ma ormai è parte integrante della ricerca artistica del postmoderno.

Il punto di incontro tra le due manifestazioni è sicuramente rappresentato dal nudo. E’ qui Giampiero è un indiscusso maestro, un caposcuola. Favolosi ed estremamente d’impatto emotivo sono i suoi nudi, mai banali, sempre forti, potenti, trasgressivi, evocativi del fuoco della passione e dell’eros; nudi che riescono a  trasmettere allo spettatore una vera e sentita passione dell’artista. La figura è accompagnata da masse materiche di colore, combustioni, intersecazioni di linee e piani che esaltano le forme (vedi quadri come “amplesso di forme”) e le conferiscono vita, movimento, spazio. L’intera composizione richiama, nella struttura, le sensazioni di movimento, colore, tempo e spazio: i concetti della nuova arte. In questi lavori, e nelle manifestazioni informali dell’artista c’è, quindi, in pieno la lezione del futurismo italiano – uno dei più grandi movimenti dell’arte italiana -, del dinamismo dell’immagine e dei colori.

Il dinamismo, il movimento, il colore, il tempo e lo spazio della pittura di Malgioglio non poteva non arrivare alla rappresentazione del gioco del calcio, come massima espressione dello sport e del movimento. Se i futuristi espressero i loro concetti con le macchine in corsa (Balla, “automobile in velocità”, MOMA New York), Malgioglio esprime le sue manifestazioni più dense e dinamiche con il calcio. Nascono così opere fantastiche che uniscono il dribbling col dripping, che rappresentano scene in movimento con una sospensione e uno spazialismo lirico, la figura non è banale – reale, nel senso tradizionale, statica- ma è ampiamente espressiva, forte e sempre contornata da masse materiche e linee circolari e tangenti che esaltano (creano nell’occhio dello spettatore) il dinamismo delle azioni dei calciatori.

Malgioglio, però, vulcanico sperimentatore com’è, non si ferma al neoespressionismo (seppure saggio e ispirato dal dinamismo del calcio giocato), ma inserisce nei suoi ultimi lavori dei moduli, modulanti e modulati (i puzzle) che se richiamano ad un primo impatto il gioco dei bambini della costruzione della figura e degli incastri, ad una seconda e meno superficiale analisi evocano, per la sapienza costruttiva e la capacità cromatica profusa dall’artista, un dinamismo e una modulazione del tempo tipica dello spazialismo italiano (Fontana, Bonalumi, Capogrossi, Castellani); qui Malgioglio deve annoverarsi tra i continuatori della lezione di Fontana. L’invenzione è solo sua, e la mano dell’artista (il prodotto) inizia a diventare immediatamente riconoscibile, come i tagli appartengono a Fontana e i sacchi a Burri.

Ci troviamo in sintesi davanti ad un artista che percorrerà ancora molta strada, deliziandoci – ancora – con le sue figure non figure e con i suoi colori e le sue forme che esprimono in maniera delicata e sapiente la migliore tradizione artistica italiana, con uno sguardo non rivolto al passato ma proiettato verso il futuro dell’arte.