Quando lo sport diventa espressione artistica

Tiro in porta, secondi di tensione…Goal.

Immagini scattanti. Sensazioni fulminee. Emozioni vive.
Sono queste le parole più idonee che connotano le tele sportive di Malgioglio, opere che ospitano famose maglie di calciatori al centro della composizione: indiscusse protagoniste. Si nutrono profondamente di quel “popolare” che ha reso famosa la tanto amata corrente della pop art americana.
A tal proposito c’è chi ha paragonato l’artista al nuovo Schifano, inserendolo a ben dire, tra le più importanti figure della pop art italiana, precisamente romana, degli anni ’60. Schifano: un nome che ha fatto molto parlare di sé. Artista camaleontico, spaziò dalla pittura alla regia, più volte sotto il mirino della stampa, per le sue “alterate” vicende personali, quanto per il suo stile ben lontano dall’accademismo italiano.
Tuttavia, che la vicinanza all’artista sia più o meno condivisa, non possiamo esimerci da quello stile materico, quanto concreto, delle tele di Malgioglio.
Opere dalla straordinaria valenza sportiva, quanto profondamente umana.
Come come in Andy Warhol barattoli in latta o icone di dive televisive divengono soggetti artistici, così in Malgioglio, maglie di calciatori, percepite dal senso comune come meri oggetti commerciali, divengono espressione artistica, esulando dallo stretto senso sportivo e caricandosi invece di un valore ideologico decisamente più profondo.
L’idea di queste tele nasce nell’artista per caso. Sta lavorando, quando sopra la tela in esecuzione…Puf! Gli cade una maglia.
Pura casualità? Sicuramente magica illuminazione.
Si tratta di un connubio originale e straordinario.
Nasce, pertanto, in Malgioglio l’idea di far indossare la maglia alla sua tela.
Da protagonista, essa diviene al contempo, oggetto e soggetto dell’opera.

La maglia con cui il calciatore ha corso, sudato e magari ha vinto.
La stessa maglia con cui ha pianto, sorriso e maledetto il cielo per quella terribile sconfitta. Essa non è solamente il segno di appartenenza al gioco, è ben lontana dall’essere semplice divisa.
C’è molto altro dietro: un significato più intricato delle fitte maglie del tessuto e molto più variopinto dei colori che richiama.
C’è l’odore della fatica e la gioia della soddisfazione.
Tuttavia l’emozione sconfina oltre l’oggetto. Si dirama, irrompendo, sullo sfondo della tela, che con un ricco gioco di colori e linee concitate, scalpita e richiama esuberante l’attenzione di chi guarda.
Logica forma di seduzione?
Sfondo e soggetto si fondono in maniera indissolubile, entrambe verso un’unico scopo: quello di coinvolgere.
Come una bella donna che, per un’appuntamento importante, indossa l’abito migliore. Ovviamente valorizzato da un bel trucco.
Allo stesso modo la maglia veste, impreziosendo la tela.
Lo sfondo? Beh, uno straordinario lavoro di make-up.
Perché in una donna, così come nella tela, ogni elemento ha una sua funzione.
Ogni dettaglio è indispensabile. I ruoli sono ben definiti.
Lo stesso sfondo si avvale della definizione, tipica futurista, di velocità e dinamismo. “Perché fare arte è umano, troppo umano.” diceva Schifano.
E allora, ci sarebbe da chiedersi, cosa incita l’uomo più della sua fede sportiva? La stessa che inchioda milioni di uomini davanti alla televisione, li incatena negli stadi.
La stessa, che ci spinge a credere in quell’idolo e a venerarlo, come un Apollo moderno, e ci rende fomentati fedeli.
Fedeli devoti.