GMal. Già il suo pseudonimo d’arte è rapido ed essenziale come quello di un prodotto d’alta tecnologia informatica o militare. E infatti GMal è veloce nell’apprendimento tecnico e nell’elaborazione creativa delle sue esperienze, tanto che nell’ambito di un percorso avviato da non molti anni e continuamente in progress i passi in avanti si succedono a ritmi serrati e per molti versi sorprendenti.

Attualmente il nostro artista si è concentrato sulla fase metamorfica della dialettica fra generazione e distruzione della forma. L’aspetto rilevante della sua ricerca sta proprio nel fatto che questi due elementi non sono tenuti separati, come poli opposti e magari uniti talvolta solo dal moto pendolare dell’equilibrio compositivo, ma sono invece messi in reciproca e continua relazione, nel magma infuocato del crogiolo cromatico. In tal modo la genesi della forma contiene in sè la propria stessa negazione e similmente la spinta distruttiva racchiude al proprio interno l’impulso ad una nuova nascita: da ciò promanano i sommovimenti vitali e l’irrequietezza visionaria che animano la pittura di GMal.

Questa dialettica si fa immagine anche attraverso la lotta serrata fra accensioni luministiche e drammatiche cortine di tenebre: sono, nel loro complesso, quegli avvenimenti della luce che da sempre rapiscono gli artisti con le loro innumerevoli trasformazioni.

Inoltre GMal, proprio per rafforzare la vitalità della superficie dipinta, tenta di suscitare nell’osservatore due sensazioni che si alternano senza soluzione di continuità, una dopo l’altra: le sue visioni cromatiche danno l’impressione di avvolgerci ma poi ci tengono a distanza e ci impongono la separazione della contemplazione. Avanzano verso di noi e poi arretrano, con scambi reciproci. Più o meno consapevolmente il nostro artista sembra voler fondere le due categorie di immagini di cui ha mirabilmente parlato Robert Musil ne “L’uomo senza qualità”: “ le immagini si dividono in due grandi gruppi opposti, il primo gruppo deriva dall’essere circondati dagli eventi, e l’altro gruppo dal circondarli, questo essere dentro una cosa e guardare una cosa dal di fuori, la sensazione concava e la sensazione convessa, l’essere spaziale come l’essere oggettivo, la penetrazione e la contemplazione si ripetono in tante altre antitesi dell’esperienza e in tante loro immagini linguistiche, che è lecito supporre all’origine un’antichissima forma dualistica dell’esperienza umana”.

Su questo tema sono magistrali anche le parole di Wassily Kandinsky: “ Il colore, correttamente usato, può muoversi verso lo spettatore o allontanarsene, protendersi o ritrarsi, e fare del quadro una cosa sospesa nell’aria, dilatando pittoricamente lo spazio”. In tal modo la pittura va verso l’espansione ambientale e proietta all’esterno, moltiplicandole, le proprie ragioni interne, quelle che lo stesso Kandinsky riuniva nella supremazia del “principio della necessità interiore”.

GMal è percorso da un “sacro” fuoco, da un’ammirevole ansia creativa  ma l’arma segreta dei suoi prossimi passi dovrà essere invece quella della quiete riflessiva, della rinuncia alla fretta eccessiva, del continuo aggiornamento e approfondimento culturale. Ce ne sono fin troppi in giro di artisti-meteore che appaiono fragorosamente per finire poi nel silenzio del fallimento. Oggi, più che mai, è sacrosanta la strategia dei “tre passi avanti e due indietro” sotto le insegne della  coscienza storica della forma. E GMal intende seguire proprio questa strada.

 

 

Gabriele Simongini